Fotovoltaico, bocciata la norma della Regione. “Dalla politica solo sterili posizioni”
Il comitato Salviamo le cascine sulla sentenza del Consiglio di Stato: "I nostri politici non stanno adempiendo alle richieste sollevate dai cittadini"
La Regione non poteva vietare i pannelli fotovoltaici a terra nelle aree agricole di pregio, lo può fare solo lo Stato. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con la sentenza che ha annullato la delibera regionale del 2023 che autorizzava solo l’agrivoltaico, cioè impianti nei quali si può coltivare il terreno, nelle aree agricole di elevata qualità. Un altro colpo ai tentativi di regolamentare il proliferare indiscriminato dei pannelli, che sta interessando anche le colline della provincia, come nei casi di Rocca Grimalda, 21 ettari, e Predosa, 40 ettari.
I giudici amministrativi si sono pronunciati a favore del ricorso della società Myt Development Initiatives: aveva impugnato i dinieghi a un impianto fotovoltaico a terra nel Vercellese.
“La sentenza del Consiglio di Stato – commenta Giancarlo Rossi, presidente del comitato Salviamo le Cascine – è un altro duro colpo per la tutela del settore agricolo e del territorio, pesantemente impattato dall’insediamento senza programmazione di parchi fotovoltaici. Ricordiamo che le richieste autorizzative nella nostra Provincia ammontano a 1.5 gigawatt,il che significa consumo di suolo pari a circa 1500 ettari, prima interamente dedicato alle attività agricole“.
“La legge – aggiunge Rossi – era stata adottata dalla Regione Piemonte per tutelare le produzioni agricole di pregio e per fornire uno strumento utile agli enti locali al fine di porre un argine al dilagare delle proposte.
Questi ultimi, già in estrema difficolta causa il vigente caos legislativo (Il Decreto ministeriale del 21 giugno 2024, cosiddetto decreto aree idonee, è stato parzialmente annullato da un sentenza del Tar Lazio dello scorso maggio, a cui il Ministero dell’Ambiente ha proposto appello, cagione di ulteriore e non quantificabile allungamento dei tempi) perdono un utile, e fondamentale, normativa che, in molti casi, aveva permesso di porre un argine alla speculazione in atto”.
“Serve oggi, ancora di più – conclude – un atto di responsabilità dell’intera classe politica che, purtroppo, fino ad ora si è limitata a sterili proposizioni: mancano atti celeri e concreti in materia.
Il compito dei comitati, a oggi sono una quindicina nella nostra Provincia, sintomo di un
malessere esteso e concreto, è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica ma la competenza in materia legislativa è costituzionalmente affidata alla politica, che, purtroppo, e lo affermo con estrema amarezza, non sta adempiendo alle richieste sollevate“.