Un’altra norma della Regione che non ferma il proliferare dei pannelli fotovoltaico sui campi. Il Comitato Salviamo le Cascine, a seguito di una revisione tecnica del Disegno di Legge Regionale 136, “esprime una valutazione negativa sull’impianto del provvedimento. Pur prendendo atto dell’inclusione di limitazioni nominali alla superficie agricola utilizzata (SAU) e della facoltà concessa ai Comuni di prevedere distanziamenti dalle aree residenziali, tali misure si rivelano, a un’analisi approfondita, inefficaci a contenere la pressione degli impianti su larga scala derivanti dalla normativa nazionale previgente“.
La Regione, inoltre, aggiunge il comitato, “ha introdotto come ulteriori aree idonee fasce di 150 metri lungo superstrade e strade ad alto scorrimento. Tale scelta è tecnicamente discutibile: essa non risponde a una logica di pianificazione territoriale integrata, ma espande il perimetro di edificabilità, facilitando processi di trasformazione del suolo agricolo che sono in netta antitesi con gli obiettivi di salvaguardia del paesaggio rurale dichiarati negli atti preliminari”.
Il vulnus principale del disegno di legge risiede nell’assoluta assenza di disposizioni stringenti circa il “come” debbano essere realizzati gli impianti. La norma si limita a un esercizio di perimetrazione cartografica, ignorando la necessità di definire standard tecnologici, tipologici e di inserimento paesaggistico.
“Senza un quadro di regole rigide sulle tecniche di installazione – dice ancora il comitato -, il dispositivo normativo si riduce a un atto puramente burocratico, incapace di mitigare l’impatto reale degli impianti sul tessuto agrario. A differenza di altre Regioni che hanno esercitato le proprie prerogative per limitare in modo effettivo l’industrializzazione dei territori, la Regione Piemonte ha optato per una mediazione al ribasso.
Manca un atto di responsabilità politica chiaro: la legge evita di affrontare i nodi strutturali, preferendo una neutralità che, nei fatti, favorisce il consumo di suolo agricolo.”
Il Comitato “Salviamo le Cascine” evidenzia come il disegno di legge si configuri come un intervento di natura puramente formale, privo di incisività sostanziale. Se l’obiettivo della Regione era quello di dotarsi di uno strumento per il governo del territorio, il risultato appare inadeguato: la legge non interviene sulle dinamiche di trasformazione in atto, riducendo la tutela del suolo a una dichiarazione di intenti priva di reale forza prescrittiva e di concreta capacità di controllo sui fenomeni di riconversione delle aree agricole.
In questo scenario, il Comitato “Salviamo le Cascine” rivolge un appello fermo a tutti gli Enti competenti chiamati a rilasciare titoli autorizzativi. “Affinchè la tutela del territorio non resti un principio puramente teorico è indispensabile che le autorità preposte applichino criteri di valutazione estremamente stringenti. Chiediamo un’interpretazione letterale e rigorosa delle normative vigenti, sia statali che regionali, per evitare che deroghe o interpretazioni estensive facilitino un’industrializzazione delle nostre campagne. Gli enti locali devono farsi baluardo della legalità e della tutela del suolo, utilizzando ogni strumento tecnico e amministrativo a disposizione per arginare un fenomeni che rischia di compromettere definitivamente l’identità e l’economia agricola dell’Alessandrino”
Fotovoltaico nei campi: “Norme della Regione inefficaci a contenere la pressione degli impianti”
Il Comitato Salviamo le Cascine boccia il nuovo disegno di legge della giunta Cirio: "La tutela del suolo è solo una dichiarazione di intenti".








