Sull’Appennino tra Liguria e Piemonte è stato liberato un esemplare di Biancone ferito, recuperato mesi fa a Ventimiglia dai volontari di Ambulanze Veterinarie Val Nervia. All’operazione ha partecipato il personale delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese in stretta collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi (DBIOS) dell’Università di Torino e il Centro recupero animali selvatici (Cras) gestito dall’ENPA di Genova a Campomorone alla presenza di ornitologi locali qualificati. Il rapace è stato ricoverato per sei mesi presso nel centro genovese prima di poter tornare a volare.
“L’operazione – spiegano dalle Aree protette – si inserisce in un ampio progetto di ricerca scientifica finanziato dal nostro ente in collaborazione con il DBIOS. L’esemplare è stato infatti equipaggiato con un GPS-GSM di ultima generazione dotato di pannello solare. Lo strumento, installato tramite un’imbragatura dorsale backpack nel pieno rispetto delle linee guida internazionali, consentirà un monitoraggio satellitare costante. L’analisi dei dati satellitari consentirà di ottenere informazioni essenziali per la conservazione del Biancone individuando anche luoghi potenzialmente pericolosi per la specie“.
Da Bosio lanciano infine un appello: “Per poter dare continuità a progetti di questa portata e garantire che la ricerca scientifica e il monitoraggio continuino nel tempo, il contributo del 5 x 1000 è determinante. Questa forma di sostegno permette di trasformare una scelta individuale in un impatto collettivo sulla biodiversità del territorio. La destinazione del 5×1000 può essere espressa nell’allegato unico presente nel modello CU 2024 della dichiarazione dei redditi ex Modello Unico Persone Fisiche o modello 730. ATTENZIONE: per la donazione del proprio 5×1000 alle Aree Protette dell’Appennino Piemontese non utilizzare la casella “SOSTEGNO DEGLI ENTI GESTORI DELLE AREE PROTETTE” perché esclusivamente destinata ai Parchi Nazionali”.








