Grazie al decreto del governo sulle rinnovabili, la proliferazione dei pannelli sulle aree agricole sarà legittima per legge ovunque. La norma approvata venerdì dal Consiglio dei ministri, attesa da tempo e necessaria per indicare le aree idonee per gli impianti alimentati da energie rinnovabili, cioè solare ed eolico, stabilisce infatti che l’installazione dell’agrivoltaico, cioè con pannelli sollevati da terra, è sempre consentita su aree agricole.

E’ proprio quello che sindaci e comitati hanno cercato e stanno cercando di contrastare in nome, soprattutto, della tutela del paesaggio, minacciato soprattutto in collina, dove le richieste di installazione stanno aumentando dopo aver invaso la pianura. La tanto attesa regolamentazione del settore è di fatto una liberalizzazione.

L’agrivoltaico in teoria consente la coltivazione del terreno e quindi dovrebbe tutelarlo rispetto al fotovoltaico tradizionale a terra ma spesso, invece dell’attività agricola, arriva l’allevamento: così le case vicine agli impianti si trovano il bestiame sotto le finestre, spostato da un impianto all’altro con i camion.

Come ricorda Giancarlo Rossi, presidente del comitato Salviamo le cascine, “sul territorio alessandrino a oggi la Provincia ha autorizzato 130 impianti e altri 44 sono in fase istruttoria. Con l’entrata in vigore del decreto saranno certamente autorizzati con un impatto ambientale e paesaggistico gravoso e insostenibile. Gli impianti proposti nulla hanno a che vedere con le buone pratiche agricole: i filari dei pannelli sono posti a 6-9 metri di distanza rendendo di fatto impossibile le normali coltivazioni messe in atto in zona”.

Oltretutto, Alessandria, da sola, ha già coperto l’obbiettivo regionale del 2025 pari a 1.54 GW di energie rinnovabili poiché in tutto il territorio provinciale, secondo i dati di Terna, ci sono richieste autorizzative pari a 1,74 GW. Nulla a che fare con la transizione energetica, quindi, ma solo profitto, come è stato sottolineato venerdì scorso a Ovada, nell’incontro sull’agrivoltaico promosso dal Pd.

I Consiglieri Regionali Pd Fabio Isnardi, e Mauro Calderoni con Domenico Ravetti, il Vicepresidente del Consiglio Regionale, denunciano il “colpo di spugna” appena dato dal Governo Meloni, via decreto, alle limitazioni per gli impianti di agrivoltaico.

“Come già detto in più occasioni, la transizione verso la produzione di energia da fonti rinnovabili è importante, ma non può essere fatta a scapito delle produzioni agricole di pregio,” annotano. “La nostra proposta di legge al Consiglio Regionale del Piemonte andava proprio in quella direzione”.

Isnardi, Calderoni e Ravetti contestano in particolare la parte finale del comma 2 articolo 2 del nuovo decreto: “Vi si legge che l’installazione sollevata da terra è sempre consentita. Dopo mesi di incontri nei territori, quella che sembrava una posizione condivisa è stata smentita ed è arrivata una forzatura incomprensibile quanto potenzialmente dannosa”.

I Consiglieri e il Vicepresidente temono che ancora una volta le ragioni di un territorio, che ha saputo rendersi attrattivo per l’agricoltura e il paesaggio, saranno trascurate a livello centrale: “Si faccia un passo indietro, prima che sia troppo tardi, per non perdere tutto quanto finora raggiunto in termini di sviluppo sostenibile e coesione sociale”.