Il Muetto, il vino che non esisteva più, adesso è nuovamente realtà

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La ricerca di antiche colture dimenticate, in questi ultimi  ha portato, in Val Borbera, ma non solo, alla riscoperta di eccellenze.  Grani antichi, prodotti caseari, vitigni. E proprio questi ultimi sono oggi alla ribalta. Tutto ha inizio nel 2015, quando Maurizio Carucci conduttore insieme alla compagna Martina di Cascina Barbàn, l’azienda di Figino nel comprensorio di Albera Ligure,  nonostante lo scetticismo di molti vignaioli, ha iniziato a indagare se esistessero  varietà viticole sopravvissute al tempo.

Così, grazie all’aiuto di Stefano Raimondi, allora ampelgrafo del CNR, nel 2016 ha già censito tutte le varietà presenti nel territorio. L’attenzione di Maurizio, si rivolse a una varietà in particolare, un po’sbarazzina, dal colore tenue e un sapore unico, impossibile da trovare altrove. Il Muetto. In seguito altri vignaioli hanno sposato il progetto: Andrea Tacchella di Nebraie, Pietro Ravazzolo e Federico Fallabeni.

Siamo diventati un gruppo, – spiega Carucci – ci chiamiamo Paradiso Val Borbera, e abbiamo un unico obiettivo: celebrare il nostro territorio, quindi, in questo caso, recuperare i soldi necessari per registrare il Muetto e per fare in modo che chiunque in Val Borbera e in Piemonte possa coltivarla e vinificarla perché ad oggi il Muetto non essendo registrato al registro delle varietà viticole piemontesi, non si può coltivare, è illegale. E poi, il vino che offre il Muetto ci piace, ci fa godere, ci ricorda le nostre montagne, i nostri vecchi”.

Nel 2018 nasce il primo vigneto di Muetto della Val Borbera, in Cascina Barbàn.

Maurizio Carucci con il Muetto

Una follia. –  Prosegue Maurizio –  Ora da un’idea folle di un uomo folle, siamo diventati un gruppo di 5 vignaioli. Ma i numeri adesso sono ancora cambiati. Grazie al crowdfunfing da 5 persone che ci credevano, ora a crederci sono 326. Trecentoventisei persone che si sono fatte convincere da questa idea di rivincita di una valle, di un vitigno. Siamo un gruppo di 326 persone quindi, che credono nel Muetto, nell’Appennino e nella Val Borbera. Pensare una cosa del genere solo qualche anno fa, sarebbe stato impossibile, oggi invece è realtà. Abbiamo chiesto alla gente, attraverso un crowdfunding, una sorta di raccolta fondi,  seimila euro per sostenere le spese di registrazione, ma ce ne ha dati tredicimila e quattrocento. Questa cifra enorme anche grazie all’aiuto di Agnese Agrizzi, esperta in crowdfunding, che ci ha guidati durate la raccolta fondi, senza la quale di sicuro non saremmo arrivati a questo risultato. Siamo esterrefatti da tutto questo affetto e vi ringrazieremo sempre. Non vediamo l’ora di berci il Muetto insieme a voi e soprattutto, di una cosa siamo sicurissimi :  il bello deve ancora venire.  W il Muetto W la Val Borbera, W il vino vero, sempre”.