“La Regione ha fatto come Mussolini”

La fusione tra Cassano e Gavazzana imposta da Torino nonostante il no dei gavazzanesi. Giancarlo Vaccari: “Il voto del Consiglio regionale ricorda il ventennio”.

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Il municipio di Gavazzana
Il municipio di Gavazzana

C’è lo “zampino” dell’amministrazione comunale cassanese dietro la contestata legge approvata dal Consiglio regionale che impone la fusione tra Cassano Spinola e Gavazzana, nonostante il massiccio voto contrario dei gavazzanesi nel referendum del 6 novembre scorso. Quel giorno, la proposta dei due Consigli comunali di unire i due paesi in un solo comune, motivata dalle difficoltà finanziarie nella gestione degli enti e dai cospicui incentivi statali e regionale alla fusione, venne respinta a Gavazzana con 91 no contro soli 24 sì. Il motivo fu la presunta perdita di identità dovuta soprattutto al fatto che il nuovo comune di sarebbe chiamato Cassano Spinola, senza riferimenti a Gavazzana. A Cassano prevalsero i sì, 391 contro 59, un successo molto tiepido, considerando che gli aventi diritto al voto erano 1.456.

L'ex sindaco di Gavazzana Claudio Sasso (a sinistra) al momento delle dimissioni
L’ex sindaco di Gavazzana Claudio Sasso (a sinistra) al momento delle dimissioni

Gavazzana prese atto del voto e il sindaco Claudio Sasso, favorevole alla fusione, si dimise e da dicembre il Comune è commissariato. La vicenda sembrava conclusa ma una legge regionale scritta male, in tutti questi mesi, ha dato la possibilità di al Comune di Cassano di riaprire la partita in Regione. L’originaria interpretazione della normativa sosteneva che per la fusione si doveva tenere conto dell’esito dei due referendum distinti: se in una caso prevaleva il no, come a Gavazzana, tutto andava fermato, come è successo. Invece, il dettato della legge è piuttosto oscuro: “Il referendum consultivo viene svolto nella parte di territorio individuata nelle deliberazioni stesse e coinvolge la popolazione ivi residente”. Per il Comune di Cassano e per la Regione ciò vuol dire che si devono sommare i voti di entrambe le consultazioni. Inevitabile, quindi, la vittoria del sì grazie ai voti dei cassanesi.

gavazzana assemblea fusione (Giancarlo Vaccari primo da destra)
Giancarlo Vaccari (primo da destra)

Da qui il voto del Consiglio regionale, richiesto ufficialmente dal Comune di Cassano: con i soli voti della maggioranza di centrosinistra (le opposizioni sono uscite al momento dell’approvazione, contestando la norma) è stata fatta carta straccia della volontà dei gavazzanesi e approvata la fusione di Cassano e Gavazzana a partire dal primo gennaio 2018. Nel piccolo paese dei Colli Tortonesi la rabbia è tanta. “E’ successo come nel 1929, quando Mussolini decise con un atto autoritario di accorpare il nostro paese a Cassano Spinola”. Parola di Giancarlo Vaccari, ex sindaco e consigliere comunale uscente, uno dei promotori del no al referendum. “Non ci capacitiamo – dice ancora – del voto in Regione. Il criterio adottato dalla maggioranza non tiene conto della differenza fra i due paesi in termini di popolazione. Tanto valeva evitare di consultare gli elettori e risparmiare soldi pubblici. A questo punto, siamo di fronte a un’unione imposta ai gavazzanesi. Non ci resta che valutare le vie legali, tramite il Comune o la creazione di un comitato”.

L'assessore regionale Aldo Reschigna (Pd)
L’assessore regionale Aldo Reschigna (Pd)

Gavazzana, dopo il commissariamento, a giugno dovrebbe andare al voto ma con le fusione tutto potrebbe essere rinviato in attesa delle elezioni del nuovo comune. “La maggioranza del Consiglio regionale – spiega l’assessore regionale Aldo Reschigna – ha votato a favore della fusione per rispetto della normativa, che considera valido il risultato complessivo dei referendum dei singoli comuni. Per altro, l’intero processo di fusione è partito da un pronunciamento dei due Consigli comunali, e anche quello di Gavazzana aveva approvato la fusione. Ci sono inoltre cospicui incentivi economici alla fusione per fornire servizi all’intera cittadinanza del nuovo Comune”. Reschigna ricorda che la legge regionale potrebbe essere sospesa solo “dall’impugnazione da parte del Consiglio dei ministri davanti alla Corte Costituzionale”. Una brutta storia, legata probabilmente solo alla volontà di avere gli incentivi per la fusione, in barba alla volontà dei gavazzanesi.