Non piace agli enti locali e agli amanti della caccia la nuova legge regionale che impone un limite al numero di cacciatori provenienti dalle regioni limitrofe sul territorio provinciale. Alla base della norma approvata a fine 2017 dal Consiglio regionale la volontà di salvaguardare il rapporto tra cacciatore e territorio, portata avanti da buona parte degli stessi cacciatori e anche dalle associazioni ambientaliste, come spiegano dalla Regione: “E’ evidente che solo il cacciatore locale ha conoscenza del territorio, delle specie presenti e delle loro abitudini, e può quindi intervenire in modo più equilibrato nell’esercizio dell’attività venatoria”. L’altro giorno, a Rocchetta Ligure, il sindaco Giorgio Storace, presidente della riserva di caccia della zona, ha chiamato a raccolta sindaci, associazioni venatorie e agricole, nonché l’associazione Albergatori della Val Borbera e gli amministratori provinciali. Secondo Storace, infatti, la legge comporterebbe “un incremento dei danni all’agricoltura” causati dalla fauna che, con una riduzione del numero di cacciatori “foresti”, crescerebbe di numero. Ci sarebbero poi ripercussioni economiche negative, sempre a detta del primo cittadino, per le attività commerciali e ricettive. Una tesi condivisa anche dal commissario dei due Ambiti territoriali di caccia (Atc) Al 3 Al 4, che corrispondono alla fascia appenninica della provincia e a circa 100 Comuni, da Acqui al Tortonese. Fabio Boveri sottolinea come la legge regionale riduca “al 5% il numero di cacciatori “foranei” (cioè provenienti da altre regioni, ndr) sul totale dei cacciatori ammissibili negli Atc. C’è la possibilità di arrivare fino ad un massimo del 10% su autorizzazione della giunta regionale, a seguito di richiesta dei Comitati di gestione, ad oggi tutti commissariati in Piemonte”.

Alcuni amministratori presenti all’incontro dell’altro giorno a Rocchetta

Secondo Boveri, tale scelta provocherà, per l’Atc Al3 una perdita economica di 66 mila euro, che salirebbe a oltre 100 mila euro per l’Atc Al4. Questo a causa delle entrate ridotte per la sensibile riduzione del numero di cacciatori. “Ci sarà una compromissione – spiega il commissario – delle principali attività degli Atc, dal ripopolamento faunistico alla possibilità di anticipare il pagamento dei danni agricoli in attesa dei contributi regionali, nonché una riduzione della pressione venatoria sulla fauna responsabile di gravi danni all’agricoltura, come il cinghiale e il capriolo, che nel 2017 hanno provocato danni per 110 mila euro nell’Atc Al3 e di 410 mila euro nell’Atc Al4, con evidente possibilità di ulteriore aumento dei danni stessi”. I presenti hanno deciso di richiedere un incontro urgente per la revisione della norma con l’assessore regionale Giorgio Ferrero. Proprio l’assessorato alla Caccia replica così: “Il limite sui cacciatori “foranei” era già presente nella legge regionale sulla caccia del 1992, abrogata dalla giunta Cota nel 2012 per impedire il referendum abrogativo.
A richiedere poi il reinserimento del limite sono stati soprattutto i presidenti delle Atc, che si sono visti invasi da cacciatori da fuori regione, con problemi proprio nella gestione territoriale della caccia. Il limite è stato quindi reinserito con una norma specifica nel 2017. Non ha alcun peso sul problema dei danni dei selvatici, nel senso che non ha aiutato il contenimento delle specie dannose, dato che l’aumento vertiginoso dei danni è cominciato proprio nel 2012, anno in cui il limite è decaduto, e continuato negli anni successivi, in cui il limite non era ancora stato reintrodotto.
Nella nuova legge sulla caccia – concludono da Torino -, in discussione in Consiglio regionale, è possibile venga introdotta una piccola deroga al limite, con la possibilità di incrementarlo leggermente, solo su richiesta delle Atc interessate, dopo parere della Commissione consigliare competente”.

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