Oltre ai quasi 2 milioni di metri cubi previsti solo alla Romanellotta, senza contare gli altri cinque siti previsti nel Piano cave, a Pozzolo Formigaro da qualche tempo sta arrivando altro smarino del Terzo valico. Lungo la strada provinciale 211 per Rivalta Scrivia un campo è stato scavato, la terra ammassata ai bordi e al suo interno sono stati tesi dei teli, sui quali viene depositata la roccia scavata non si sa in quale cantiere. Proprio qui sta il punto: a Pozzolo nessuno sa nulla del nuovo deposito situato in località Cascina Remotta, quasi 65 mila metri di terreno agricolo trasformato in un’area di abbancamento del materiale ricavato della Grande opera, probabilmente scavato nella galleria principale da 27 km in corso di costruzione sotto l’Appennino, verso Genova, oppure nel tunnel Serravalle, in zone notoriamente ricche di amianto. Nulla di abusivo, senz’altro, ma il punto è che Pozzolo è, in Piemonte, il Comune più impattato dai cantieri e dalle cave del Terzo valico, senza contare le decine di cave già esistenti poiché autorizzate in precedenza dalle amministrazioni comunali per il prelievo di ghiaia e altro materiale, molte delle quali ora riempite con lo smarino, con fondi pubblici, anziché essere riqualificate dai cavatori coi loro soldi.

Camion in arrivo nel deposito di cascina Remotta

A cercare di vederci chiaro è stato il consigliere comunale di minoranza Enrico Orlando, sostenitore della lista Insieme per Pozzolo alle elezioni di domenica prossima, il quale ha chiesto chiarimenti al Comune. “Ho visto la recinzione arancione intorno a quel campo e lo smarino depositato al suo interno e mi sono chiesto come mai nessuno ne abbia mai parlato”. Così, Orlando ha chiesto per prima cosa chiarimenti al Comune, “padrone di casa”, almeno in teoria. Il responsabile del servizio tecnico, Roberto Tambussi, ha fornito però un risposta laconica: “Sono spiacente di comunicarle che non ho alcuna documentazione agli atti relativa alla nuova area di deposito di cascina Remotta”. Tambussi ha dirottato Orlando sul Cociv, il quale ha spiegato al consigliere che si tratta di un nuovo sito di deposito intermedio, denominato “Pozzolo”, previsto dall’aggiornamento del Piano cave datato 2017. Un’area, quindi, dove la roccia viene depositata temporaneamente via camion per poi essere trasferita altrove. “E’ paradossale – dice Orlando – che sia stato il Cociv a fornire almeno gli estremi del sito e non il Comune, dal quale avrei voluto sapere da dove arriva quello smarino, come è stato classificato il materiale, se c’è amianto e in che quantità e dove va a finire il tutto. Perché, mi chiedo, con tutte le cave di deposito che ci sono, per restare solo a Pozzolo, sia stato necessario un sito temporaneo?”.

L’area del deposito vista dall’altro. In basso, la Romanellotta

Dai documenti che Orlando è riuscito a scaricare dal sito del ministero dell’Ambiente, su indicazione del Cociv e non del Comune, emerge solo che cascina Remotta si è reso necessario poiché il consorzio guidato da Salini Impregilo ha lamentato tempi lunghi nell’ottenere la disponibilità per lo smarino di alcune ex cave a causa dell’obbligo, imposto dalla Regione, di presentare “istanza di sub ingresso” nella titolarità dei siti. “L’amministrazione comunale uscente – conclude Orlando – ha partecipato alle conferenze dei servizi? Quando si sono svolte? Che posizione ha tenuto? I cittadini hanno bisogno di risposte su questioni delicate come l’ambiente, visto che la lista guidata dal sindaco Domenico Miloscio, nel suo programma elettorale, al primo punto, cita proprio “l’ambiente e la salute dei cittadini”.

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