Il fotovoltaico si sta mangiando i terreni agricoli soprattutto in provincia di Alessandria, dove si concentra la maggior parte degli impianti piemontesi, con prospettive ancora peggiori. E’ il quadro emerso dal Consiglio provinciale aperto di ieri, 28 febbraio, ad Alessandria: a oggi sono autorizzati dalla Provincia 128 impianti, su 857 ettari, con una potenza di 406 Mw. In attesa di autorizzazione ci sono però altri 41 progetti: difficilmente possono essere bocciato poiché la legge lascia per poco margine agli enti locali. Se arriverà per tutti l’ok, verrebbero occupati in totale 2145 ettari di terreni agricoli con 169 impianti. Per il Piemonte l’obiettivo è installare 2053 MW entro il 2026: ad Alessandria si può arrivare a 1360 Mw.
Le situazioni peggiori sono a Pozzolo Formigaro, dove si rischia di occupare il 6% del territorio comunale con i pannelli e a Tortona con il 3%. Poi ci sono anche le richieste di installazione addirittura in collina, come a Ovada presso la casa di riposo di Lercaro, e in Val Curone.
L’unico limite a questo scempio può arrivare dalla legge regionale che deve individuare le aree idonee per le energie rinnovabili, in fase di stesura da parte della giunta. Il Consiglio provinciale ieri ha approvato una mozione da inviare a Torino con la quale si chiede, tra l’altro, il divieto di installazione di impianti fotovoltaici e agrivoltaici nelle aree agricole di classi di capacità d’uso del suolo I, II e III, nelle aree con presenza di strutture e infrastrutture irrigue, nelle aree oggetto di colture specializzate. Divieto anche nelle aree con vocazione tartufigena, nelle Zone di protezione speciale e nelle aziende faunistiche venatorie. Non solo: la Provincia chiede il perseguimento dell’obiettivo europeo di conservazione del suolo quale risorsa non rinnovabile e del patrimonio naturale, rurale e paesaggistico rivalutando quanto previsto dalla Delibera della giunta regionale del 4 aprile 2023 relativamente al consumo del suolo. La mozione chiede anche di tenere conto dell’effetto cumulo dei progetti fotovoltaici e di introdurre vincoli urbanistici per imporre l’obbligo di sfruttamento preliminare delle aree già degradate o delle superfici coperte come alternativa all’utilizzo dei terreni agricoli.