SOS clima: è boom di eventi estremi, 23 al giorno. Campagne in ginocchio

I dati shock di giugno: raddoppiati i fenomeni violenti rispetto allo scorso anno. L’afa record si alterna a grandinate distruttive. Alessandria conta i danni: campi allagati e perdite miliardarie.

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L’Italia si scopre sempre più fragile di fronte a un clima impazzito. Il mese di giugno si è chiuso lasciando dietro di sé una scia di distruzione che certifica l’ormai conclamata tropicalizzazione del nostro Paese. Ventitré eventi climatici estremi al giorno, per un totale di ben 700 fenomeni violenti tra tornado, grandinate killer, tempeste di fulmini e nubifragi. I numeri, elaborati da Coldiretti su dati dell’European Severe Weather Database (Eswd), tratteggiano uno scenario allarmante: la frequenza di queste anomalie è più che raddoppiata rispetto allo stesso periodo del 2025. Il paradosso termico è ormai la norma, con bollini rossi per l’afa record che si convertono, nel giro di poche ore, in allerte meteo rosse per temporali devastanti. Le conseguenze di questa schizofrenia meteorologica sono drammaticamente visibili nelle campagne. L’inizio di luglio ha picchiato duro sulla provincia di Alessandria. Una violenta grandinata ha flagellato la zona compresa tra Castelnuovo Scrivia (in particolare le frazioni di Gerbidi e Ova) e Sale, per poi estendersi alle aree limitrofe. Il bilancio è pesante: i chicchi di ghiaccio hanno letteralmente raso al suolo le coltivazioni di mais e le colture orticole. I canali di scolo, saturi e incapaci di reggere l’onda d’urto del nubifragio, hanno rigurgitato acqua sui campi, provocando danni irreversibili che gli agricoltori locali definiscono insanabili. C’è un equivoco di fondo che va sfatato: queste “bombe d’acqua” non mitigano affatto la siccità. A spiegarlo con nettezza è Mauro Bianco, Presidente di Coldiretti Alessandria: «Perché la pioggia possa offrire un reale beneficio alle campagne, è necessario che sia prolungata, regolare e di intensità moderata. Al contrario, le precipitazioni intense rischiano di aggravare la situazione: il terreno, inaridito dal caldo, non riesce ad assorbire l’acqua che defluisce in superficie, aumentando esponenzialmente il rischio di frane, smottamenti e dissesto idrogeologico».

L’andamento climatico anomalo si innesta su un settore già profondamente logorato dalle tensioni geopolitiche internazionali. Il monitoraggio di Coldiretti evidenzia sofferenze diffuse in tutta la penisola: a risentire maggiormente del caldo record sono il riso, i pomodori e i pascoli. Negli allevamenti, l’afa opprimente fa crollare la produzione di latte, costringendo i produttori ad attivare h24 nebulizzatori, doccette e ventilatori industriali. Il risultato? Un aumento dei costi energetici e di refrigerazione che schizza fino al 30% in più. Il conto finale della crisi climatica è salatissimo: oltre 20 miliardi di euro persi dal comparto agricolo negli ultimi quattro anni tra alluvioni e siccità. Con più di un quarto del territorio italiano (28%) minacciato dalla desertificazione, la gestione dell’oro blu diventa una priorità di sicurezza nazionale. Da tempo Coldiretti e Anbi hanno presentato un piano per la realizzazione di una rete diffusa di invasi dotati di sistemi di pompaggio. L’obiettivo è duplice: stoccare l’acqua piovana nei momenti di massima intensità per poi redistribuirla nei periodi di magra, e contestualmente generare energia pulita idroelettrica. Un’opera che, come sottolinea il Direttore di Coldiretti Alessandria Elio Gasco, frenerebbe anche il dilavamento distruttivo dei terreni: «L’acqua è la più grande infrastruttura strategica del nostro Paese. Di fronte all’avanzare della siccità non possiamo più permetterci di rincorrere le emergenze. Oggi il Paese ha bisogno di cantieri, non di ripetere le stesse analisi mentre gli agricoltori affrontano danni sempre più gravi».

«È un paradosso inaccettabile che sul Paese cadano enormi quantità di pioggia ma che siamo in grado di trattenerne solo una minima parte, molto meno rispetto al resto d’Europa», concludono i vertici di Coldiretti. «Le grandi opere possono essere un motivo di orgoglio nazionale, ma le priorità dei cittadini oggi sono altre. Chi apre il rubinetto e non trova acqua, o chi vede i propri raccolti distrutti dal ghiaccio, chiede risposte subito, non tra decenni».