La talpa "Daniela" nel cantiere del Terzo valico di Radimero

Nel cantiere del Terzo valico di Radimero, ad Arquata Scrivia, è partito lo scavo anche della seconda galleria di valico, verso Genova. Dopo “Paola”, avviata la scorsa estate, ora è la volta di “Daniela”, la seconda talpa meccanica messa all’opera dal Cociv in attesa dell’aggiudicazione del lotto successivo con il quale lo scavo proseguirà. Stamattina, a festeggiare l’evento, c’erano i presidenti delle due Regioni coinvolte, Piemonte e Liguria. Sergio Chiamaparino e Giovanni Toti, centrosinistra e centrodestra insieme a benedire ancora una volta l’opera che, come ha detto il commissario del Cociv Marco Rettighieri, “viene fatta per il bene del paese”. Mentre “Paola” ha scavato 2,5 km da quando è partita, pari a 12 metri al giorno, con picchi di 21 metri, “Daniela”, montana in tre mesi e gestita da sette persone, avanza di sette metri al giorno ma è ancora in una fase di avvio. Il tunnel di valico sotto l’Appennino, scavato anche dalla Liguria, sarà lungo 27 km.

Giovanni Toti e Sergio Chiamparino

L’amministratore di Rfi, Maurizio Gentile, ha ammesso il mancato rispetto dei tempi dell’opera: “I ritardi ci sono stati per tante ragioni, ora cercheremo di recuperare il più possibile. I soldi sono disponibili fino al quarto lotto ma chiederemo che il prossimo Cipe (i ministri economici del governo, ndr) si impegni a stanziare anche i soldi del quinto e del sesto lotto, in modo da avere tutta l’opera finanziata”. Toti ha avuto toni di questo genere: “Il Terzo valico è un’opera ineludibile, che tutti i partiti vogliono, non c’è nessuna volontà che vacilla di fronte a questo progetto”. Chiamparino lo ha in parte corretto: “Non sono proprio tutti a volere quest’opera ma l’importante è andare avanti, senza rischi ambientali. Insieme all’alta velocità in Val Susa il Terzo valico permetterà di trasformare in una grande piattaforma logistica la una parte della provincia di Alessandria e della Lombardia”. Un accenno trascurabile da parte di Toti all’amianto (“invito i colleghi giornalisti a guardare la luna e il dito”, come a dire che il problema è di poco conto rispetto all’importanza dell’opera), nessuno invece ha parlato, né oggi né di recente, del rischio per le fonti di Rigoroso e Borlasca, verso le quali si stanno dirigendo le due talpe meccaniche.

La talpa Daniela sul fronte di scavo

Da anni il problema è stato posto all’attenzione delle istituzioni. Il Comune di Arquata Scrivia, dopo numerose richieste, è riuscito a ottenere che, nella realizzazione dell’acquedotto alternativo per Sottovalle, alimentato dalla galleria ferroviaria “Borlasca”, venga installata una seconda condotta per l’abitato arquatese, in attesa di un acquedotto definitivo di cui però non si parla: se le sorgenti di Rigoroso e Borlasca dovessero sparire, gli arquatesi non dovranno breve l’acqua delle autobotti, come era stato invece prospettato in passato. Le sorgenti in pericolo non alimentano solo Arquata ma tutta la rete idrica fino a Novi Ligure, compreso Pratolungo di Gavi. “Per il Cociv – dice Vittorio Risso, direttore di Gestione Acqua, gestore degli acquedotti della zona – il problema non esiste ma nessuno può sapere con certezza cosa succede realmente scavando a quelle profondità. Una soluzione stabile e definitiva per le sorgenti di Rigoroso e Borlasca non è stata prevista, nonostante le nostre segnalazioni. In caso di contatto anche solo parziale con le fonti, le conseguenze sarebbero pesanti, visto che quelle fonti danno ai cittadini mezzo milione di metri cubi all’anno”.

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