Sembra incredibile ma la Città metropolitana di Genova ha avviato l’iter per due progetti nello stesso sito, località Camposaragna, a Isola del Cantone. Uno è un impianto di macinazione di inerti da edilizia, l’altro è il contestato biodigestore della Energa. Venerdì sera, nell’assemblea pubblica che si è svolta nella ex palestra comunale di Isola, è stato fatto il punto di tutte le lacune e delle forzature emerse nell’iter autorizzativo da parte degli enti liguri per l’impianto da 33 mila tonnellate di rifiuti che la società ligure vuole costruire a ridosso del confine con Alessandria e dello Scrivia, mettendo a rischio gli acquedotti piemontesi. Una delle “curiosità” di questa vicenda è appunto la presenza di un altro progetto nella medesima area. È stata la titolare dell’impresa Re a raccontare di aver depositato negli uffici della Città metropolitana il progetto che prevede un abbancamento di materiali e la realizzazione dell’impianto di macinazione, per il quale è già stato avviato l’iter autorizzativo e sono stati pagati oltre mille euro di diritti di segreteria. Soprattutto, la ditta ha già acquisito il 90% dei terreni e all’inizio di aprile si terrà la conferenza dei servizi. Peccato però che domani si terrà a Genova, da parte dello stesso ente, la prima conferenza dei servizi dedicata invece all’autorizzazione finale al progetto Energa. “Non sarà la seduta decisiva – hanno spiegato i rappresentanti dell’Associazione isolese ambientalista (Aia) – poiché per legge sono previsti ulteriori quindici giorni per la presentazione di osservazioni, una nuova pubblicazione del progetto per altri trenta giorni e quindi una nuova conferenza dei servizi, che potrà bocciare, approvare oppure approvare con prescrizioni il progetto”.

Un’immagine dell’assemblea di venerdì scorso a Isola del Cantone

Nel frattempo, l’11 aprile il Tar Liguria terrà la prima udienza sul ricorso presentato dai Comuni di Arquata e Isola contro le delibere della Regione che hanno approvato il progetto dal punto di vista ambientale e paesaggistico. Come si diceva, sono già numerose le “anomalie” in questa vicenda, dove la politica ligure (Regione ed ex Provincia sono governate dal centrodestra) sembra essere sempre molto disponibile a soddisfare le richieste di una delle parti in causa. Solo per citarne alcune: un’autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla Regione senza che Energa avesse la disponibilità dei terreni; Regione e Provincia che “giocano” sulla definizione dell’impianto (produzione di energia rinnovabile o trattamento rifiuti) rispetto alla possibilità di esproprio dell’area; il piano regionale dei rifiuti che viene cambiato guarda caso tenendo conto dei quantitativi di rifiuti che il biodigestore di Isola dovrebbe trattare; una prescrizione imposta dalla giunta regionale (la barriera a tutela dello Scrivia) che viene cancellata da un funzionario della Regione su richiesta di Energa (atto anch’esso impugnato dai due Comuni ricorrenti). All’assemblea isolese erano presenti dal Piemonte, oltre al Comune di Arquata, i rappresentanti di Serravalle Scrivia e Cassano Spinola. Domani, alle 10, davanti alla sede della ex Provincia di Genova sarà organizzato un presidio di cittadini contro il biodigestore mentre nella conferenza dei servizi i sindaci piemontesi e liguri contrari al progetto indosseranno la fascia tricolore.

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