Caprioli: a rischio il piano di abbattimento da mille esemplari

Secondo la legge solo guardie provinciali e i vigili urbani possono intervenire. Interrogazione di Fornaro (Mdp) al ministro Martina

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Il piano di controllo straordinario che prevede di abbattere mille caprioli è a rischio. Infatti, secondo una recente sentenza della Corte Costituzionale, in base alla legge nazionale sulla caccia, solo le guardie provinciali, i vigili urbani e i proprietari o conduttori di terreni agricoli in possesso del porto d’armi, possono prendere parte ai piani di contenimento previsti per cercare di ridurre i danni alle coltivazioni, mentre sarebbero esclusi i cacciatori.

Quest’anno, come è noto, cinghiali e caprioli hanno preso d’assalto, complice anche la situazione climatica, campi e vigne con danni per decine di migliaia di euro.

Per questo la Provincia di Alessandria. come hanno fatto anche quelle di Asti e Cuneo, ha presentato alla Regione il noto piano d’abbattimento, che ha visto insorgere le associazioni animaliste, che hanno organizzato petizioni per stoppare il provvedimento: una di queste raccolta firme ha immediatamente raccolto oltre 10 mila adesioni.

Federico Fornaro

A giugno Regione e Provincia avevano lanciato l’allarme sottolineando come le Regioni prive di una normativa propria sulla caccia, come capita per il  Piemonte, rischiano di non poter eseguire i piani di controllo,  considerato che i “semplici” cacciatori, possono partecipare ai piani di contenimento dei cinghiali ma non a quello del capriolo e, i soggetti indicati dalla legge, sono troppo pochi, come nel caso delle guardie provinciali, oppure come ad esempio i vigili, di fatto non eseguono questi provvedimenti.

Il senatore Federico Fornaro ha presentato un’interrogazione al ministro dell’agricoltura Martina con la  quale chiede di autorizzare i selecontrollori, cioè i cacciatori abilitati a partecipare ai piani di controllo nelle aree protette, a prendere parte ai piani di contenimento anche nelle aree libere, come nel caso di Alessandria.