Pernigotti : delusione per l’incontro al Mise

    I turchi rimangono fermi sulle loro decisioni di non vendere il marchio e chiedono la cassa integrazione per cessazione. Tutto rimandato al 5 febbraio.

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    “Atteggiamento di chiusura dei turchi su qualsiasi ipotesi di vendita del marchio, in spregio alle posizioni del governo, delle Organizzazioni Sindacali, delle istituzioni locali e soprattutto dei lavoratori di Pernigotti di Novi Ligure, proponendo contratti di fornitura a terzi e la vendita dei macchinari dello stabilimento senza nessun patto sociale di accompagno con ammortizzatori sociali”. Questo in sintesi quanto dichiarato da Mauro Macchiesi, Segretario nazionale Flai Cgil a conclusione dell’incontro che si è tenuto oggi al Ministero del Lavoro a Roma, per ragionare sulla crisi dell’azienda dolciaria Pernigotti. Secondo quanto emerso, il marchio Pernigotti continuerà ad essere in commercio, ma con produzioni che escono dalle fabbriche in Turchia.

    “ In questi mesi  – dice Macchiesi – abbiamo avuto dichiarazioni roboanti dal ministro Di Maio e dal Presidente della Commissione del Parlamento europeo ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Al termine dell’incontro le parti, su proposta del ministero del Lavoro, si sono aggiornate al 5 febbraio ma rimane sul tavolo del confronto la proposta di cassa integrazione per cessazione. Ci auguriamo  – conclude Macchiesi- che in questo mese possano maturare  condizioni diverse per l’affido delle produzioni italiane a un soggetto che abbia un profilo industriale».

    Presente all’incontro anche il sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere che spiega:”La relazione presentata è molto parziale, com’era prevedibile, visto il poco tempo a disposizione dell’advisor. Dopo una lunga discussione, quindi, il Ministero del Lavoro ha proposto di aggiornare la riunione al prossimo 5 febbraio per valutare eventuali proposte di acquisizione e, soprattutto, affrontare il tema della cassa integrazione. A questo proposito, l’Azienda rimane ferma nel richiedere la cassa integrazione per cessazione, nonostante la nostra proposta di procedere alla cassa integrazione per reindustrializzazione. Auspichiamo che la proprietà decida di cedere il marchio e lo stabilimento, secondo noi la soluzione ideale per salvaguardare gli attuali posti di lavoro ed evitare la terziarizzazione della produzione, proposta a nostro parere fallimentare e difficile da attuare. Per quanto mi riguarda – conclude il Sindaco – sono disponibile a fornire all’advisor ogni contributo utile a trovare una soluzione positiva».

    Anche il capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera, Federico Fornaro, interviene sulla vicenda: “L’aggiornamento del tavolo al Ministero del Lavoro al prossimo 5 febbraio – spiega –  serve a consentire all’advisor di verificare tutte le possibili soluzioni per non far cessare l’attività produttiva dello stabilimento di Novi Ligure. Il tempo delle parole, però, è finito per tutti: questo mese deve vedere tutti i soggetti, ognuno per la sua parte, impegnati e uniti avendo come obiettivo primario il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori della Pernigotti di Novi Ligure. C’è bisogno che alla passione e all’attaccamento al lavoro dimostrato in questi mesi di lotta dalle maestranze della Pernigotti, la proprietà turca non risponda solo mandando al tavolo di crisi gli avvocati, ma prenda in considerazione anche l’ipotesi della cessione dell’azienda, fino ad oggi testardamente negata”.