Si è spento all’età di 78 anni Ippolito Negro, una figura che ha saputo coniugare la passione per la politica e il sindacato con un amore viscerale e quasi ancestrale per la sua terra, la Val Borbera. Con lui se ne va non solo un amministratore stimato, ma un testimone autentico della memoria contadina e del senso di comunità. Esponente storico della sinistra locale, Negro ha lasciato un segno profondo nella vita amministrativa di Novi Ligure. È stato Assessore in Comune dal 2000 al 2009, lavorando fianco a fianco con i sindaci Lovelli e Robbiano. Nel suo curriculum politico spiccano anche i ruoli di consigliere comunale e di Presidente del Consorzio Servizi alla Persona, incarichi ricoperti sempre con una spiccata attenzione al sociale. Prima dell’esperienza in Comune, Negro era stato un pilastro della CGIL, distinguendosi come dirigente della Filtea (il settore tessile e calzaturiero). Un impegno nato dalla conoscenza diretta del mondo del lavoro, maturata in anni di sacrifici che lo avevano portato a girare l’Italia e l’Europa.
Nonostante i lunghi anni trascorsi a lavorare in Francia e poi nell’alessandrino, il cuore di Ippolito non aveva mai lasciato Cosola. Nato nel 1947, figlio di una stagione dura ma fiera, portava con sé i ricordi del primo dopoguerra: «Ho conosciuto mio padre a 5 anni perché era emigrato in Argentina. Anni durissimi per mia mamma, che ci ha fatto da madre e padre. C’era la povertà e c’era la miseria: quella condizione in cui manca tutto. Vivere qui era difficile». Da piccolo aveva fatto il casaro, portando le mucche al pascolo tra quei sentieri che, decenni dopo, avrebbe scelto di tornare a percorrere stabilmente. Negli ultimi anni, infatti, si era ritirato nella frazione di Montaldo di Cosola. Per lui, tornare sui “suoi monti” non era una ritirata, ma una riscoperta delle cose importanti: il ritmo lento della vita, il sonno quando si è stanchi, la fame quando è ora di mangiare. Un’esistenza senza orari, regolata solo dalla propria coscienza. Parlare con Ippolito Negro significava fare un viaggio nel tempo. Raccontava di quando i paesi della valle, pur poveri, erano uniti da una solidarietà oggi rara: il lavoro collettivo per ripristinare le mulattiere o la festa della trebbiatura. La Pro Loco di Cosola lo ha ricordato con commozione, citando il suo “parlare tranquillo” e l’amore immenso per quel borgo marginale ma ricchissimo di storie. In un’epoca di spopolamento, Ippolito Negro è stato l’esempio vivente di chi decide di restare (o tornare) per dare valore a ciò che siamo.
Con la sua scomparsa, la Val Borbera e il novese perdono un uomo che ha saputo abitare la modernità del sindacato e della politica senza mai dimenticare il profumo del fieno e il suono delle tradizioni montanare.








