Silvano: alla centralina della Pieve più della metà dell’acqua del Piota.

L'impianto Noviconsult inserito nel dossier di Legambiente sulle criticità dell'idroelettrico in Italia

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Il Piota in località Pieve, a Silvano d'Orba

La centralina idroelettrica di Silvano d’Orba nel mirino di Legambiente. Il progetto, avviato in località Pieve, lungo il Piota, la scorsa primavera, vede il cantiere sospeso da qualche settimana per via di alcune difformità rispetto all’autorizzazione concessa dalla Provincia a febbraio. L’impianto della Noviconsult di Basaluzzo viene indicato dall’associazione nel dossier dal titolo “L’idroelettrico – Impatti e nuove sfide al tempo dei cambiamenti climatici” in un lungo elenco in cui si evidenziano i casi di sofferenza dei fiumi e le criticità causate dall’idroelettrico sui corsi d’acqua. Anche perché si prenderà quasi la metà della porta annuale di acqua del Piota, secondo l’associazione.

“Ferite – recita il dossier – aperte che richiedono attenzione, ma soprattutto una risposta risolutiva in tempi brevi. Al di là dell’evidenza delle singole situazioni puntuali, va posto l’accento su come il problema sia sistemico per l’asta dei corsi d’acqua a causa del numero complessivo di istanze che tendono a far collassare l’intero ecosistema”. In sostanza, ci sono già troppe centraline e altrettante richieste di derivazione d’acqua per nuovi impianti, una situazione che rischia di far morire i torrenti alpini e appenninici, tenendo conto oltretutto dei cambiamenti climatici, con i ghiacciai che si sciolgono e sempre meno precipitazioni. “Lo sfruttamento dell’acqua per la produzione di energia elettrica nei decenni – spiega Legambiente – ha permesso di soddisfare una consistente parte dei fabbisogni elettrici degli italiani. Gli impianti di taglia superiore ai 10 MW rappresentano circa l’83% della potenza installata totale. Più del 70% della potenza installata è costituita da impianti grandi in esercizio prima degli anni ’70. Al contrario le installazioni degli ultimi anni sono quasi del tutto riconducibili a impianti ad acqua fluente con potenza inferiore a 1 MW e con risultati non elevati in termini di produzione. Nel 2014 un totale di 2304 impianti idroelettrici di potenza inferiore ad 1 MW ha prodotto solo il 2 per mille dell’energia elettrica complessivamente consumata”.

Il cartello sistemano dalla Noviconsult in località Pieve, a Silvano
Il cartello sistemano dalla Noviconsult in località Pieve, a Silvano

“E’ facile prevedere che gli oltre 2000 nuovi impianti di piccola taglia in progetto in Italia, con oltre 3000 km di corsi d’acqua derivati, possano mettere fortemente a rischio fiumi, torrenti e rii per produrre quantità di energia estremamente basse – mette in guardia Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte -. In Piemonte il 44% dei fiumi non raggiunge il buono stato ecologico previsto per tutti i corsi d’acqua entro il 2015 e le cause sono da cercare anche nei troppi prelievi idrici ad uso agricolo e idroelettrico. E’ quindi indispensabile una moratoria su questo tipo di impianti e un rafforzamento dei controlli sulle captazioni idriche esistenti e sul rispetto del deflusso minimo vitale dei fiumi. Al tempo stesso è agli impianti “grandi” che bisogna guardare con maggior attenzione per mantenere la produzione idroelettrica nei prossimi anni. Ossia alle centrali più antiche”.

L’impianto in costruzione a Silvano d’Orba prevede una captazione media annua di 1.400 litri al secondo sul Piota a fronte di una portata naturale del fiume di 2.700 litri al secondo medi annui. L’impianto, sottolinea Legambiente, “metterà a rischio la continuità di un Corridoio Ecologico, nella zona di grande pregio ambientale, che già oggi l’Arpa segnala come maggiormente in difficoltà”. Il dossier segnala anche l’impianto di captazione del Rio Ghiaon in località Mulino Pio, a Carrega Ligure, indicato come “fuori norma a beneficio di un impianto per la produzione di energia idroelettrica ad acqua fluente”. Lo scorso anno il circolo Val Lemme aveva segnalato l’assenza totale di acqua dal rio.