Anna Cepollina, una vita lunga un secolo

Cento anni per l'ex operaia del calzificio Morasso: per lei una stanza piena di fiori

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Una stanza piena di fiori per Anna Cepollina, la nuova centenaria di Gavi. Nata a Monterotondo il 9 marzo 1917, è stata festeggiata con tanto affetto dalla sua famiglia, in primis dalla figlia Rosa Maria, per tutti Rosi, nella sua casa di piazza Dante. Anna è in gran forma, vive ancora da sola nonostante l’età e qualche acciacco.

Eppure, chi l’avrebbe mai detto, quel giorno di un secolo fa, che sarebbe arrivata a cento anni? Le condizioni del parto erano state infatti piuttosto difficili, in quella cascina di località Ronchetti. “Nella stanza dove mia mamma ha partorito – racconta Anna – faceva tanto freddo e io, appena nata, non piangevo. La levatrice ha temuto per la mia sorte, mi ha fasciata in una coperta e portata di sotto, in cucina, vicino al caminetto acceso. Solo lì ho cominciato a respirare e a piangere. Mi ammalavo però spesso e mia mamma preparava dei brodi di pollo apposta per me. Poi mi ha fatto prendere una vitamina, la Lorenzina, che mi ha aiutato molto”.

A quell’epoca si cresceva in fretta: finita la quarta elementare, a dodici anni Anna era già nella fabbrica dove all’epoca passavano quasi tutte le donne di Gavi e non solo, il calzificio Morasso. “Mi hanno messo – racconta – a piegare le calze per i bambini e siccome non arrivavo al banco stavo in piedi su una piccola panca”. Solo due anni dopo è arrivata un’assunzione regolare nello stabilimento, dove Anna arrivava ogni giorno a piedi da Monterotondo per lavorare su due turni, dalle 6 alle 14 e dalle 14 alle 22, e dove è rimasta fino a 22 anni. Nel 1939 si è sposata con Vincenzo Dameri, uno dei capostipiti della famiglia che ancora oggi produce serramenti in paese.

“Ci siamo spostati a ottobre, poi nel giugno del 1940 è scoppiata la guerra, con tutte le difficoltà che si possono immaginare”, racconta Anna con l’aiuto della figlia. Il marito ha evitato di finire al fronte poiché lavorava a Ronco Scrivia in una fabbrica dedicata alla produzione bellica. E’ anche riuscito a evitare di finire deportato in Germania. Nel frattempo, nel 1944, è nata Rosa Maria, per tutti Rosi, poi, terminato il conflitto, Anna è tornata per cinque anni a lavorare da Morasso. Quando il marito ha trovato un lavora più stabile dei precedenti, si è dedicata a tempo pieno alla famiglia. “Degli otto fratelli che eravamo – conclude Anna – sono quella che è campata di più, nonostante un inizio non facile”.