Sale, per Lorenzo Repetto resta il divieto di fare l’imprenditore.

L’ex sindaco di Castelletto d’Orba coinvolto nella vicenda dei rifiuti ammassati in un capannone dalla Tommasi srl, di cui è considerato co-gestore. È accusato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro: ai lavoratori straordinario non pagato e condizioni igieniche pessime.

0
1744

Per Lorenzo Repetto, 73 anni, ex sindaco di Castelletto d’Orba, resta valida l’interdittiva che proibisce di esercitare imprese e uffici direttivi, misura cautelare decisa dal tribunale di Torino in sede di riesame, nel maggio del 2019. Lo ha deciso la Cassazione. La vicenda è riferita ai capannoni di Sale dove nel 2018 erano stati scoperti due edifici stracolmi di rifiuti, ammassati in maniera illecita. In totale, si era parlato di 15 mila tonnellate tra carta, plastica e indifferenziato con annessa proliferazione di blatte, topi e insetti. Repetto era accusato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, indagine nata da quella principale relativa ai reati ambientali emersi per i rifiuti per i quali vennero citati a giudizio Vittoria Dall’O, amministratore unico e legale rappresentante della Tommasi s.r.l. di Novara; Claudio Tommasi amministratore di fatto (figlio della Dall’O) e Pierangelo Rossi. Anche Repetto è risultato essere fra i responsabili della società titolare del capannone di via Stramesi, a Sale, dove la Tommasì s.r.l. avrebbe dovuto gestire un impianto per il recupero di rifiuti non pericolosi. L’ex presidente dell’Amag di Alessandria viene considerato co-gestore dell’unità produttiva insieme alla Dall’O e al figlio, è accusato di avere sfruttato alcuni lavoratori pagandoli solo in parte oppure non pagando loro lo straordinario per una media di 15.720 ore a settimana e il tfr.

Sale capannone rifiuti
Sale, uno dei capannoni pieni di rifiuti scoperti nel 2018

Non solo: c’è stata, secondo gli investigatori, una reiterata violazione della normativa sull’orario di lavoro e periodi di riposo e delle norme in materia di sicurezza e igiene sul lavoro. Nel capannone venne infatti riscontrata, come si diceva, la presenza di vermi, insetti, roditori e rifiuti organici in stato di avanzata decomposizione, il tutto “approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori con carichi di famiglia e rimasti disoccupati a seguito del licenziamento in ragione della grave situazione di crisi occupazionale”. Fatti avvenuti a Sale dal mese di ottobre 2017 al mese di marzo 2018, poco prima della scoperta delle attività illecite. Repetto, secondo la Cassazione, “ha svolto il ruolo di co-gestore dell’unità produttiva di Sale in quanto, oltre ad avere una evidente familiarità con i titolari della Tommasi s.r.l., era presente in azienda anche in loro assenza e, in particolare, veniva indicato come la persona nelle cui mani venivano consegnati gli assegni a pagamento dei capannoni”. L’ex presidente del Consorzio Acque reflue di Basaluzzo è stato condannato dalla Cassazione a pagare le spese legali.