La ‘ndrangheta ha tentato di prendersi la Ics, anche col ricatto

Gli esponenti locali della mafia calabrese tra il 2011 e il 2012 hanno cercato di acquisire lo stabilimento chimico. I colloqui dalle intercettazioni dell'indagine Alchemia

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La ‘ndrangheta ha cercato di prendersi lo stabilimento della ex Ics di Arquata Scrivia. Chiusa dal 2008, la fabbrica chimica in riva allo Scrivia attende da anni la bonifica da parte della proprietà, che fa parte del gruppo Dalton, in base a un’ordinanza del Comune riferita alla presenza di rifiuti chimici all’interno dell’area, oltre alle due discariche esterne. L’azienda è fallita e tutto è finito in mano al giudice.

Dalle intercettazioni dell‘indagine Alchemia, che ha svelato nel 2016, in particolare, i legami tra il Terzo valico e la mafia calabrese, emerge il chiaro tentativo dei rappresentanti locali della ‘ndrangheta di acquisire l’area. La Casa della legalità di Genova, da sempre in prima fila nello svelare la presenza della criminalità organizzata e i suoi legami con la politica in Liguria e non solo, ha pubblicato un video (https://www.youtube.com/watch?v=_GreyPnyJkY&feature=youtu.be) nel quale si possono ascoltare queste intercettazioni registrate dalle forze dell’ordine. Al telefono l’ex amministratore della Ics, Flavio Cambria, e Orlando Sofio, imprenditore residente a Pozzolo finito in carcere lo scorso anno proprio nell’ambito dell’operazione Alchemia in quanto considerato esponente locale della cosca ndranghetista Raso-Gullace, all’epoca, secondo la Casa della Legalità, già interdetto per precedenti condanne penali.

Il sito della Iciesse ad Arquata Scrivia

Sofio, tra la fine del 2011 e il dicembre del 2012, si rapporta direttamente con Carmelo Gullace, detto Nino, considerato al vertice della ndrangheta del Nord Ovest, e gli racconta i suoi contatti con i vertici del gruppo Dalton per arrivare all’acquisto della Ics. Ci sono capannoni, gli uffici, una vecchia villa, l’intera area e poi la questione delle bonifiche. L’intenzione è di prendersi tutto per un euro, facendosi però carico, chiede Cambria, delle passività e delle bonifiche, da effettuare, almeno sulla carta, con una fidejussione bancaria da 150 mila euro fino ad allora a carico della Ics stessa, oltre alla gestione delle due discariche. Al telefono emergono i contatti fra le Sofio e Cambria e gli altri dirigenti del gruppo chimico. Cambria, a un certo punto, suggerisce a Sofio di far concludere l’operazione a una società di comodo, forse perché consapevole che Sofio è interdetto, e mette a disposizione una delle sue, la Ames (Arquata magazzini e stoccaggio), mentre Sofio propone la Millenium Service, riconducibile a Candeloro Gagliostro, anch’egli arrestato nel 2016 grazie all’operazione Alchemia. “Bisogna sbrigarsi prima che partano le aste”, dice Cambria a Sofio, organizzando gli incontri con le persone di riferimento di quest’ultimo.

Sofio, inoltre, attende dei soldi dalla Ics, probabilmente per delle operazioni di bonifica eseguite dalle sue aziende nel sito. Parla di 200 mila euro: “Se non mi pagano – dice al telefono – vado dal sindaco e dico dove hanno nascosto i bidoni con i rifiuti chimici”, ricattando di fatto i proprietari dell’azienda. Sofio, tramite un certo Giuseppe Barbagallo, trova un prestanome, tal Domenico Cortella di Mandrogne, a cui è intestata una società. I due si accordano con il liquidatore della Ics, l’avvocato Sanzo di Milano, per vedersi e concludere ma, alla fine, l’affare non va in porto poiché arriva il fallimento. A oggi, la Ics ha chiesto un’altra proroga al Comune sui tempi della bonifica.