Un inatteso cambio in cartellone per la Stagione del Teatro della Juta di Arquata Scrivia. Lo spettacolo “Non sentirai niente” di e con Bebo Storti, inizialmente atteso per il 7 febbraio, sarà sostituito da un’opera di altissimo profilo artistico che promette di entusiasmare il pubblico: “Lu Santo Jullare Francesco” di Dario Fo e Franca Rame. Lo spettacolo, una significativa co-produzione nazionale che vede insieme il Teatro Nazionale di Genova, CMC/Nidodiragno e lo stesso Teatro della Juta, andrà in scena con un leggero anticipo, venerdì 6 febbraio, alle 21. A dare voce e corpo al testo, sotto la regia di Giorgio Gallione, sarà il magistrale Ugo Dighero, attore già noto per essere stato, su incoraggiamento dello stesso Fo, interprete del celebre Mistero Buffo.
La decisione di questo “innesto” nel programma è stata presa dalla direzione per ribadire l’impegno a garantire il massimo livello e la qualità artistica che il Teatro della Juta intende offrire ai suoi abbonati e spettatori. L’arrivo di “Lu santo Jullare Francesco” non è casuale: si inserisce, infatti, nel 2026, anno speciale che celebra l’anniversario della nascita e i dieci anni dalla scomparsa del Premio Nobel Dario Fo, offrendo un’occasione imperdibile per omaggiare il suo straordinario percorso teatrale e civile.La Fabulazione di Dario Fo: San Francesco, il Giullare di Dio
“Lu santo Jullare Francesco” è una vibrante fabulazione che ripercorre l’esistenza di San Francesco d’Assisi. L’opera è un esempio della potenza narrativa di Dario Fo, che recupera il linguaggio virtuosistico e divertente del grammelot, cifra stilistica di opere come il mitico Mistero Buffo. Il testo è frutto di un lavoro di ricerca su leggende popolari, testi canonici del Trecento e documenti più recenti. Il risultato è una narrazione potente, giocosa e tutt’altro che agiografica del “Giullare di Dio”, come lo stesso Francesco amava definirsi. Il racconto fonde spiritualità, mito, favola e satira, delineando la figura di un Francesco uomo che si spoglia di ogni ricchezza per avvicinarsi agli ultimi e predicare un messaggio radicale di fratellanza e pace, culminando con la composizione del “Cantico delle Creature”. Lo spettacolo, fedele alla lezione di Fo, si muove su due piani temporali e tematici: ripercorre la realtà storica del Santo e, contemporaneamente, crea un ponte con l’attualità, strizzando l’occhio alla rivoluzione riformatrice di Papa Francesco, narrandone le difficoltà e i possibili tradimenti. Ugo Dighero si fa così narratore funambolico di questo viaggio spirituale e civile.








